The Rogue Prince of Persia main artwork con titolo

26 agosto 2025

Recensione di The Rogue Prince of Persia: Il ritorno del Principe in chiave roguelite

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Il Principe di Persia non è mai rimasto fermo a lungo. Nato come eroe dei dungeon negli anni ’80, reinventato poi come acrobata del parkour con il potere di piegare il tempo, torna oggi in una veste inedita: quella di protagonista di un roguelite 2D firmato Evil Empire. The Rogue Prince of Persia non sarà forse l’episodio più evocativo della saga, ma dimostra con chiarezza che il Principe ha ancora qualcosa da dire, soprattutto quando si tratta di muoversi sui muri e combattere contro orde di nemici.

Evil Empire non è un nome nuovo per gli appassionati del genere. Dopo essere nata come costola di Motion Twin e aver preso in mano il supporto a Dead Cells, lo studio francese ha accumulato esperienza con aggiornamenti, DLC e collaborazioni di altissimo livello. Oggi mette tutto questo bagaglio al servizio del suo primo progetto originale. Non sorprende quindi che The Rogue Prince of Persia richiami sia le lezioni apprese da Dead Cells, sia l’influenza di altri giganti del genere come Hades o Rogue Legacy.

Il risultato non è un titolo che rivoluziona il roguelite, ma un’opera che ne sfrutta al meglio i meccanismi, confezionando un’esperienza accessibile, divertente e immediata. Ve ne parliamo nel dettaglio in questa recensione.

Parkour al centro dell’esperienza
The Rogue Prince of Persia Parkour su trappole

Il cuore del gioco è il movimento. Il sistema di parkour, da sempre marchio di fabbrica della serie, qui assume il ruolo che più di altre meccaniche da carattere alla produzione. Si corre lungo muri in verticale e in orizzontale per raggiungere appigli distanti; a queste acrobazie se ne concatenano altre, come salti e spinte in avanti, in gergo "dash", che consentono al proncipe di effettuare combinazioni acrobatiche utili e spettacolari da vedere in funzione del platforming e del combattimento. Le finestre di tempo per i comandi sono generose, così da rendere le acrobazie spettacolari ma mai frustranti.

Il level design è composta da biomi colorati e ispirati alle miniature persiane che invitano a mantenere sempre il ritmo, mentre le stanze opzionali di sfida offrono prove più mirate per chi vuole mettere alla prova riflessi e precisione. L’obiettivo non è punire, ma premiare la creatività del giocatore.

Combattimenti tra caos e spettacolo

Alle acrobazie si affianca un sistema di combattimento solido, a metà strada tra immediatezza e complessità. Le armi principali spaziano tra stili rapidi e leggeri o lenti e devastanti, con attacchi critici e abilità speciali che permettono la concatenazione di effetti attivi e passivi differenti. Le armi secondarie offrono invece opzioni a distanza e strumenti di mobilità, come il rampino o la lama furtiva che teletrasporta alle spalle del nemico.

The Rogue Prince of Persia combattimento con spadone

Le medaglie, che fungono da potenziamenti passivi, introducono bonus variabili: alcune banali, altre capaci di trasformare completamente una run se ottenute al momento giusto. Non mancano effetti avanzati come veleno, fuoco o rallentamenti, che trovano il loro massimo valore nelle sfide di fine gioco. All’inizio i combattimenti possono sembrare un po’ ripetitivi e “button mashing”, ma col passare delle ore emergono combinazioni più raffinate e scontri che assumono il ritmo di una vera danza, fatta di calci per interrompere, dash evasivi, corse sui muri e fendenti precisi. Chi ha avuto esperienza con Dead Cell avrà sicuramente ben chiaro a cosa andrà incontro dato che il gameplay e le meccaniche traggono ampia ispirazione di quanto ben fatto da Motion Twins in passato.

Struttura roguelite e progressione
The Rogue Prince of Persia albero delle abilità

Come da tradizione del genere, ogni morte riporta il Principe al punto di partenza, ma con nuove risorse da investire in abilità e potenziamenti. L’albero delle skill permette di aumentare salute, ottenere vite extra o ampliare le possibilità di guadagno durante le run. Le armi e le medaglie sbloccate restano permanenti, mentre i “Rituali del Risveglio” introducono modificatori che aumentano la difficoltà per i giocatori più esperti.

La progressione narrativa si sviluppa run dopo run: nuove aree e personaggi si sbloccano man mano che si avanza, fino ad affrontare il boss finale. Non aspettatevi però la stessa ricchezza narrativa di Hades: i dialoghi e le interazioni ripetono presto le stesse battute e il cast di supporto resta piuttosto bidimensionale.

Stile visivo e colonna sonora

Sul piano artistico, The Rogue Prince of Persia propone uno stile ispirato all’arte persiana tradizionale e alle grafiche di Moebius. L’impatto è affascinante, anche se meno incisivo rispetto a Dead Cells. Alcuni momenti, come la discesa in ascensore di una torre-orologio, faranno sentire gli appassonati del genere a casa loro.

La colonna sonora di Asadi è invece una delle punte di diamante del gioco: un mix di musica tradizionale persiana, elettronica, hip hop e trap che accompagna perfettamente il ritmo serrato delle run. Il tema del boss finale, in particolare, è una scarica di energia che resta impressa.

The Rogue Prince of Persia Paachi e panorama

La versione definitiva del gioco si presenta con un’offerta corposa: 11 biomi, oltre 20 armi, decine di potenziamenti e sfide, boss fight varie e più di cento obiettivi secondari. La campagna principale si completa in circa 10-12 ore, ma i contenuti opzionali e le modalità avanzate garantiscono molto di più a chi vuole spremere al massimo l’esperienza. Certo, rispetto ai titoli più longevi del genere la profondità potrebbe crescere, soprattutto nella varietà delle build e nella difficoltà dei boss. Riesco già a immaginare quanto più corposo potrà diventare il contenuto di gioco se un successo post lancio riuscisse a giustificare espansioni e DLC. Ma nell'attesa che qualcosa di nuovo si intraveda all'orizzonte, ecco cosa penso del prodotto che avuto il piacere di spolpare.

Conclusioni

The Rogue Prince of Persia non inventa nulla di nuovo, ma prende il meglio del genere e lo adatta con intelligenza all’universo del Principe. È un titolo che si fa amare per la fluidità del parkour, per il ritmo incalzante e per la capacità di rendere ogni run gratificante, anche senza la profondità narrativa dei concorrenti più ambiziosi. Un gioco bello da vedere, entusiasmante da ascoltare e soprattutto divertente da giocare. Non sarà un nuovo punto di svolta per i roguelite, ma rappresenta un ritorno in grande stile per uno dei personaggi più iconici della storia videoludica. In definitiva, abbiamo tra le mani un’avventura elegante e accessibile, capace di regalare ore di divertimento grazie al parkour spettacolare e a un gameplay ben rodato.

8.0

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