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La filosofia di NieR: Automata e l’esistenzialismo

La filosofia di NieR: Automata e l’esistenzialismo

Pubblicato il 23 febbraio 2020

A cura di
Editing testo Jacopo Pio Masella

 


NieR: Automata è l’ultima opera di Yoko Taro: “è un videogioco action RPG sviluppato da Platinum Games e pubblicato da Square Enix per PlayStation 4 e Microsoft Windows  nel 2017 e per Xbox One nel 2018”. È quindi il seguito di Nier uscito nel 2010, a sua volta spin-off della serie Drakengard.

nier_automata

 

NieR: Automata è il mio videogioco preferito, insieme alla saga di Fallout e Halo. Considero questo titolo come un capolavoro, una vera e propria opera d'arte videoludica. La sua natura è essenzialmente filosofica e potremmo definirlo quasi come un gioco esistenziale, ricollegandoci al pensiero di Albert Camus e all’esistenzialismo.

Un gioco esistenziale

L'esistenzialismo è una variegata e non omogenea corrente di pensiero che si è espressa in vari ambiti culturali e sociali umani, tra filosofia, letteratura, arti e costume, affermando, nell'accezione più comune del termine, il valore intrinseco dell'esistenza umana individuale e collettiva come nucleo o cardine di riflessione, in opposizione ad altre correnti e principi filosofici totalizzanti ed assoluti.

Nato tra il XVIII e il XIX secolo, trovando ampio sviluppo nel XX secolo, diffondendosi e affermandosi principalmente tra la fine degli anni venti e i cinquanta, esso insiste sul valore specifico dell'individuo e sul suo carattere precario e finito, sull'insensatezza, l'assurdo, il vuoto che caratterizzano la condizione dell'uomo moderno, oltre che sulla «solitudine di fronte alla morte» in un mondo che è diventato completamente estraneo oppure ostile. Esso nasce in opposizione all'idealismo, al positivismo e al razionalismo, assumendo in alcuni rappresentanti un'accentuazione religiosa, in altri un carattere umanistico e mondano, sia pessimista sia ottimista, collegandosi dunque in diversi aspetti all'irrazionalismo e influenzando numerose altre filosofie parallele e successive.

A seconda della definizione data al "movimento", un filosofo o un indirizzo filosofico può essere o meno considerato come espressione dell'esistenzialismo. Questo spiega perché alcuni dei filosofi che sono considerati tra i rappresentanti maggiori dell'esistenzialismo (come Heidegger e Jaspers) ne abbiano rifiutato la qualifica, assunta invece come bandiera da altri, come Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir. In particolare è Sartre a rendere celebre il termine nel lessico filosofico e nell'accezione popolare, con la sua conferenza L'esistenzialismo è un umanismo.

Come abbiamo detto l’esistenzialismo fa parte della tragica storia di NieR, che non solo manifesta il concetto filosofico durante tutto il corso della campagna principale, ma si rivela essere il tema ricorrente anche nelle side quests dove, forse, viene espresso in maniera più rimarcata. Chi sono i protagonisti di queste storie? Nient’altro che i nostri antagonisti: le biomacchine.

Dall’interazione con le biomacchine nascono le domande esistenziali, la spasmodica ricerca del significato della vita e in particolare quale sia la definizione stessa di "umano". 

Questi interrogativi vengono messi in continua discussione durante la nostra avventura su NieR.

Come il gioco rivelerà ad un certo punto della campagna principale, il genere umano ormai è estinto da tempo e l’unica cosa che rimane di esso è un server situato sulla luna contenente le ultime tracce dell’essere umano.

macchinaUna macchina inizia a parlarci di esistenzialismo: si chiama proprio Jean-Paul Sartre

 

 

 

Durante lo svolgimento della storia, vedremo come le biomacchine cerchino sempre di più di assimilare il comportamento dell’essere umano, di apprenderlo e di emularlo, di capire le motivazioni che lo portano ad agire in un determinato modo anche se spesso incoerente e dannoso per se stesso. Uno dei comportamenti più interessanti che le biomacchine cercano di “emulare” è il continuo fallimento nel compiere le stesse azioni, volontariamente (che sia una critica verso l’uomo? Che non impariamo mai dai nostri errori? Che quindi rifacciamo costantemente lo stesso errore, magari creando danni anche alle altre persone?).


Le biomacchine, poi, non cercano di copiare solamente il comportamento degli esseri umani, ma anche il concetto stesso di status sociale, legami sociali o familiari. Infatti all’interno del gioco troveremo delle bizzarre biomacchine d’oro situate in determinati punti della mappa del gioco, una volta sterminati tutti, comparirà un dialogo molto profondo: 

La mia morte era prevista come conclusione del mio piano di vendetta. I miei amici sono morti. La mia famiglia è morta. Tu li hai uccisi tutti  io sono rimasto solo non ho più la forza di continuare. Fa male. Mi dispiace tanto. Non c’è l’ho fatta a vendicarvi per quanto ancora voi androidi ci tormenterete? Maledetti mostri!

Che le biomacchine quindi riescono a percepire il dolore o a concepire il fallimento? E poi la solitudine e la malinconia? 


Ma non è finita perché pare capiscano concetti astratti come la bellezza (il boss del Luna Park è ossessionata dalla bellezza e la sua più grande paura è di non essere amata dalla persona desiderata), la conoscenza (Pascal), la fedeltà (i robot della foresta) e la fede (la setta religiosa). Infine, sono capaci di esercitare il libero arbitrio: basta pensare al villaggio di Pascal che costituisce una “nazione”.


Alcune macchine però hanno una caratteristica speciale rispetto alle altre macchine; mi riferisco alla capacità di interrogarsi sul significato della propria esistenza. Come abbiamo detto solo alcune macchine sono capaci di raggiungere tale livello di auto-consapevolezza e sono quelle che riescono a staccarsi dal network delle biomacchine. Questa è una delle domande del movimento esistenzialista che criticava aspramente la perdita dell’unicità del singolo nella società di massa.

Quindi, come fanno queste macchine a dare una risposta a questo vuoto che sentono dentro di loro? Ognuno cerca di distinguersi dagli altri focalizzando tutta la propria vita su un singolo obiettivo. Questo è molto evidente nelle quest secondarie dove potremmo trovare biomacchine alquanto bizzarre e curiose, dove ad esempio una di loro cerca di essere più forte sfidandoci a raccogliere alcuni oggetti, oppure un’altra che vuole essere la più veloce di tutti cercando di batterci in una gara di corsa. Ciò è una critica allo stile di vita del popolo del Sol Levante, dove viene posta molta enfasi sull’essere migliori nel proprio lavoro o in qualsiasi cosa (quindi essere superiori rispetto agli altri).


Potremmo parlare per ore e ore di questo magnifico titolo e di tutte le tematiche che riesce a trattare, come ad esempio della nozione di Camus che afferma che non esistono verità assolute, concetto suggerito anche dai 26 differenti finali di gioco.

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