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Generazione 8 e cosa recuperare

Generazione 8 e cosa recuperare

07 novembre 2018

A cura di
Editing testo Simona Bardaro

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Ok, quest’articolo ha bisogno di qualche piccola premessa. Il nostro blog è nato da poco ed è online da ancora meno. Pertanto, la situazione in cui ci ritroviamo a parlare è quella della fase conclusiva dell’esperienza console di ottava generazione. Molte delle uscite che l’hanno caratterizzata e che hanno reso indimenticabili i numerosi momenti pad alla mano ce le ritroviamo ormai alle spalle. Allora perchè non recuperare qualcosina, spiegare cosa hanno significato per noi e spendere per loro qualche parola?
Ogni gioco sarà accompagnato da un voto che rispecchierà il giudizio dato alle versioni attuali e non a quelle di uscita, non patchate ecc, per intenderci.
Se la vostra domanda è “vale la pena recuperarlo?” questa è la nostra risposta.

GRAND THEFT AUTO V

Vivere la propria vita nel libero arbitrio senza temere le conseguenze delle nostre azioni. Sicuramente avremmo potuto riassumere con questa semplice frase l’esperienza di gioco che Rockstar North ci ha servito, capitolo dopo capitolo, negli ultimi sedici anni.

Che sia buttarsi con un paracadute sopra la città o far saltare in aria qualche hypercar super costosa con un bazooka in spalla, piuttosto che andare in giro per night clubs, armerie o fast foods, tutto è lecito.

Potremmo trascorrere l’intera giornata a raccontare tutto quello che c’è da combinare in giro per Los Santos uscendone puliti e illesi. Proprio questo è infatti il punto di forza del titolo, caratteristica che non lo lascia immune alla critica attenzione mondiale per la sua discutibile etica. Tuttavia, non essendo questo il contesto ideale per farlo, non staremo qui a dibattere su questo particolare aspetto. Che ci piaccia o no, però, dire che “GTA V è un capolavoro” è di sicuro inopinabile.

Uscito nel 2013 su PS3 e Xbox 360, si rinnova in una migliore veste grafica nel 2014 per le console di corrente generazione, Xbox One e PS4, per sbarcare infine su PC solo due anni dopo dalla prima versione.
Il gameplay, per quanto possa essere espressione di libertà, si basa su tre semplici azioni: guida, spara e salta (tra l’altro in un modo totalmente comico). Banale? Eppure ci sentiamo di giustificare appieno il grande successo del titolo. Complice è, infatti, l’incredibile supporto che Rockstar ha dato e che tuttora continua a dedicare alla sua creatura. Per GTA Online, ad esempio, siamo arrivati a circa trenta contenuti aggiuntivi ed eventi a tempo, espansioni che, di fatto, lo arricchiscono senza stravolgerne l’idea di fondo. Un lavoro tecnico che sfiora l’eccellenza, nonostante l’età del gioco, un gameplay che stranamente non invecchia, un multiplayer che si impreziosisce di continuo e una storia che, per quanto banale e scontata possa sembrare, ha portato su schermo tre personaggi che verranno difficilmente dimenticati.

Vi sembra che stia celebrando un pò troppo questo gioco? Beh, chi sta scrivendo non ne è di certo un grande fan, ma comunque...

VOTO 9.6

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THE WITCHER 3: WILD HUNT

Insomma: potevamo non parlarne? Uscito nel 2015 e avendo conquistato l’attenzione dei videogiocatori sin dall’annuncio nel 2013 sul palco dell’ Electronic Entertainment Expo in L.A., l’ultima creatura in ordine di uscita della rinomata CD Projekt Red è approdata su PC, Xbox One e Playstation 4, facendoci calare ancora una volta nei panni dello strigo Geralt di Rivia.

Attesissima la data di uscita, calda accoglienza della critica, lancio di due espansioni del gioco ed omnicomprensiva edizione GOTY che assolutamente non poteva mancare.

Ormai tre anni dopo, la software house polacca si sta dedicando al prossimo ambizioso colossal videoludico, Cyberpunk 2077 e, dunque, il supporto per The Witcher 3: Wild Hunt si è concluso lasciandoci tra le mani un prodotto ben confezionato, una delle esperienze più complete non solo di questa generazione ma di tutta la storia videoludica.
Wild Hunt, di fatto, ha tutto quello che un RPG open world possa desiderare. Si parla appunto di un open world mastodontico, suddiviso in regioni che ospitano luoghi ai fan assai familiari come il castello degli strighi Kaer Morhen, i vasti altopiani di White Orchard, la città pulsante di Novigrad e la desolata Velen, fino ai picchi nevosi e alle fredde acque delle isole Skellige. Ogni regione ha una propria caratterizzazione, una propria identità che si incastra bene nell'insieme, facendo percepire un graduale aumento della varietà di queste durante lo spostamento da un luogo ad un altro.

Ogni persona con cui interagiamo, ogni villaggio che esploriamo e ogni armamento che forgiamo danno l’impressione di essere uniche nel loro genere, sensazione figlia di un lavoro meticoloso da parte del team e di una cura al dettaglio come pochi precedenti.

Le premesse per un'epica avventura ci sono tutte.

Cosa affronta Geralt in questo nuovo viaggio tratto dall'universo di Andrzej Sapkowski?
Lo strigo ha riacquistato la memoria ed è sulle tracce di Ciri, figlia del re di Nilfgaard e da egli stesso amata come se fosse sua figlia.

Sarà la ricerca di Ciri che ci terrà impegnati nel corso della storia principale per un pò di tempo, fino a ricongiungerci con lei e scoprire, poi, che la giovane ragazza è molto più che un’apprendista witcher.

Al nostro fianco avremo molti dei personaggi che abbiamo già imparato a conoscere nei videogiochi e nei libri precedenti. Tra i più celebri il vecchio Vesemir, Yennifer (che appare su schermo per la prima volta), Triss Merigold, Lambert, Zotlan, Dandelion e molti altri.
Il gameplay è ricco (non so quale altra parola possa essere più adatta) e ci consente di adottare diversi approcci per affrontare le insidie che si presentano sul nostro cammino. Pozioni, rune e unguenti da combinare con le numerose combo di spada apprendibili, con gli effetti attivi e passivi dei cinque segni e con gli acuti sensi di un witcher.

Il mondo di gioco ospita numerose quest secondarie che spaziano dalla ricerca di oggetti o persone scomparse alla disinfestazione di luoghi oscuri, dal debellamento di maledizioni alle taglie, fino alle cacce ai mostri, alle corse di cavalli, alle partite di Gwent e alle indagini; e chi più ne ha più ne metta.

Insomma per farla breve il titolo ci ha offerto più di centocinquanta ore di avventura lasciandoci ancora numerose side quests da affrontare.

Le due espansioni (che in vero potrebbero essere considerate come due giochi stand alone) sono Heart of Stone e Blood and Wine. La prima narra il tormento dell’immortale Olgierd von Everec e di nuove maledizioni da spezzare. Ambientata nelle terre che abbiamo già esplorato nel corso del gioco base, impreziosite però da ulteriori luoghi, quests e personaggi. La seconda, invece, ci porta nella viva, colorata e pulsante regione del ducato di Toussaint, dove ci stabiliremo in una lussuosa villa e ci cureremo di un vigneto mentre risolveremo i problemi che solo un witcher può risolvere per conto della duchessa stessa. Due esperienze di gioco che veramente vale la pena di vivere.
Ci sarebbe davvero tanto di cui parlare ma fare una recensione completa, ormai tre anni dopo, sarebbe abbastanza inutile. Se lo avessimo fatto, però, che voto avremmo messo? 


VOTO 9.4

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FORZA HORIZON 3

Tra tutti i racing games probabilmente è stato il più emblematico.

Alternando le proprie uscite con la serie madre Forza Motorsport, arrivata alla sua settima edizione esclusivamente su piattaforma Xbox ormai da ben tre capitoli, Forza Horizon ripropone una formula già vista e rivista in passato e che, tuttavia, continua ad ispirare numerose produzioni moderne.

Si parla di un open world racing game che, simile a quanto fatto precedentemente da EA con Need For Speed, da Underground 2 in poi (tanto per prenderne uno come esempio), ci mette al volante di un’auto e ci fa correre lungo le strade di una vasta mappa in cerca di eventi da dominare o, semplicemente, ci fa sfrecciare ad alta velocità in qualche località fittizia del Colorado, America. Nulla di particolarmente innovativo o di mai visto dunque.

Il successo di questa serie, però, è dovuto sicuramente a quel poco di trama che c’è: un grande Festival della velocità, l’Horizon Fest, aperto a chiunque abbia qualcosa da dimostrare a bordo della propria auto.
Il secondo capitolo aveva avuto luogo nelle immaginarie località italiane e francesi, ricreate ad hoc con le colorate colline e le tipiche cittadine toscane e provenzali. In questa edizione, il titolo aggiungeva più carattere e andava a delineare una ben precisa identità, rendendo così differente e riconoscibile il marchio Forza Horizon dagli altri racing games.
Arriviamo ora all’E3 del 2016. In scena la conferenza Microsoft. Sugli schermi appaiono per la prima volta le immagini del nuovo capitolo del team Playground Games. La grande protagonista è l’allora nuovissima Lamborghini Centenario, mostrata in tutta la sua maestosità, sullo sfondo suggestivo delle limpide spiagge australiane.

Forza Horizon 3 è il primo della serie ad essere sviluppato esclusivamente per la terza generazione delle console Microsoft ed è stato uno dei pochi titoli che, penso, abbiano mostrato veramente ciò di cui Xbox One sia in grado di fare.

Il gioco è spettacolare sotto l’aspetto grafico. Il team inglese ha ricreato le esotiche località naturali australiane con le sue colorate città costiere, confezionando il tutto su una vasta porzione della costa sud-est dell’isola.

Gli eventi a cui possiamo dedicare il nostro tempo sono di stampo classico per un videogioco automobilistico, dallo sprint alla gara su circuito. Ogni evento si adatterà al tipo o alla classe di auto che sceglieremo di utilizzare in quella precisa occasione.

Sarà possibile creare all’istante anche un mini campionato a punti, scegliendo le auto ammesse alle corse e quali e quanti eventi includere nella competizione.

In questo Horizon Fest noi saremo il “boss”. Sia da ospite d’onore che da organizzatore di eventi, ci verrà concesso di accedere ai Blueprint, ovvero a sfide completamente personalizzabili dal giocatore stesso.

Nel corso dei dodici mesi successivi al lancio, il titolo si è arricchito con due espansioni. La prima ci strappa via dall’asfalto, ci fornisce di gomme da neve e auto fuoristrada per portarci sulle alte e nevose Blizzard Mountains. La seconda è tanto originale quanto ispirata, offrendoci chilometri e chilometri di strade di plastica arancione per vivere la nostra esperienza Hot Wheels.
Perché abbiamo scelto proprio FH3 per questo articolo tra tanti racing games? Perché pensiamo sia il risultato più alto raggiunto finora da questo genere.

Un titolo che conserva la parte migliore dei suoi predecessori ma che si spinge oltre quanto abbia fatto la concorrenza, offrendo ore ed ore di gioco in completa armonia e creando un’atmosfera leggera e piacevole, quasi unica.

Sebbene il prossimo 4 ottobre potremo esplorare il Regno Unito nel nuovo sequel, consiglio vivamente di recuperarlo qualora non lo aveste già avuto tra le mani. Vi assicuro che il tempo passato sulle strade australiane sarà di indimenticabile qualità.


VOTO 9

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TOM CLANCY’S RAINBOW SIX SIEGE

In questi anni anche l’eSport ha avuto la sua parte e sicuramente Rainbow Six Siege, ultimo capitolo della saga del colonnello Clancy, ha avvicinato un numero ancora maggiore di persone a questo tipo di intrattenimento agonistico.

Quello che mette in campo Ubisoft Montreal non è il tipico e frenetico sparatutto in prima persona alla Call of Duty o alla Halo, ma un gameplay più freddo e calcolato, dove la strategia e la preparazione sono di rilevante importanza. Hai solo una possibilità. Fa gioco di squadra e libera l'obiettivo. Molto difficilmente l'individualismo verrà premiato.

Il nuovo capitolo, multiplayer only, conta ora più di trentacinque milioni di giocatori rendendolo una delle community più attive nella storia dei videogiochi.

Ma non è sempre stato tutto così idilliaco. Il lancio, infatti, fu un disastro e vennero deluse le aspettative di molti. Con il passare del tempo, però, le cose hanno preso una piega diversa. Ubisoft si era costruita una cattiva reputazione per le innumerevoli imperfezioni presenti al lancio dei suoi titoli e R6 Siege, di certo, non fece eccezione. Continue disconnessioni, evidenti downgrade, problemi di latenza e un sistema matchmaking che dava più grattacapi che soddisfazioni. Insomma, tutti i presupposti per un sonoro fallimento. La capacità del team di riprendere il controllo della situazione, però, è stata ammirevole. Nella seconda metà dell’anno il gioco ha riacquistato la fiducia dei videogiocatori, iniziando una scalata verso il successo su cui pochi avrebbero scommesso. Ma com’è il titolo al momento? Imperfetto. Ebbene sì. Nonostante il gioco regali tante di quelle sensazioni contrastanti, creando una sorta di assuefazione, pensiamo non si avvicini all’eccellenza. Scelte giuste, cambi di rotta, continuo supporto e risposta ai feedback della community hanno fatto sì che il titolo abbia costruito il successo di cui continua a godere ma, analizzando la sua qualità effettiva, tanti ed evidenti rimangono i difetti.

Nonostante tutto, qualora siate alla ricerca di un’esperienza fps multiplayer competitivo, questo è di certo il gioco che più di altri vi consiglieremo.


VOTO 7.76

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BATTLE ROYALE

Questa volta vogliamo parlarvi di una modalità di gioco piuttosto che di un titolo in particolare. Una modalità di gioco che, da quasi due anni, è sotto l'attenzione di tutti: la Battle Royal.

È stata a lungo un elemento di nicchia, presente in giochi noti come Arma e H1Z1, solo su piattaforma PC e totalmente assente sulle console da salotto. Poi, però, c’è stato il boom, e anche bello forte, con l'arrivo di Player's Unknown Battleground: primo nel suo genere poichè sviluppato appositamente per offrire esclusivamente quel tipo di intrattenimento. A seguire l'esempio sono stati in tanti ma nessuno è riuscito ad esserne all'altezza fino all'arrivo dell'ormai celeberrimo free to play Fortnite Battle Royal che, nato come sandbox e shooter in terza persona della Epic Game, si è evoluto nell’esperienza multiplayer che conosciamo molto bene. Quest'ultimo ruba, quasi completamente, la scena alla concorrenza e lo fa molto velocemente grazie, soprattutto, alla possibilità di essere giocato gratis e scaricato su tutte le piattaforme, cosa non possibile con il titolo Bluehole Studio. La Battle Royal ha ricevuto tanti di quei consensi dal pubblico di videogiocatori nel trascorrere di così poco tempo che anche colossi come Call of Duty e Battlefield stanno preparando la loro personale versione. Ma quali di questi recuperare ora? Il mercato è già saturo di Battle Royal e là fuori sono pronte a tentare la fortuna tante altre case di sviluppo, col conseguente venir meno, purtroppo, di innovazione e originalità, andando così a riempire il mercato e, paradossalmente, lasciando un grande vuoto nel contempo. Ne sa qualcosa la PUBG Corporation che, pressata dal continuo crescere della concorrenza in tutta la sua varietà, dopo essere stata costretta a cedere lo scettro ai rivali della Epic, si vede ormai quasi esclusa dai giochi subendo, ora più che mai, uno spopolamento di massa dai suoi server.

Che siate stufi di sentirne parlare o meno, il genere ha segnato fortemente la storia del mercato videoludico e, sicuramente, ha caratterizzato e mutato l’offerta nel mondo dei videogiochi ancora più di quanto siano mai stati in grado di fare i titoli di cui vi abbiamo parlato pocanzi.


Battleground: 7,8 / Fortnite: 8

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UNCHARTED 4: FINE DI UN LADRO

E’ ormai da anni che Naughty Dog vanta il merito di essere una delle migliori case produttrici, diventando sinonimo di qualità, comparabile solo a poche altre software house.

Tutto ebbe inizio nel ‘96, con l’indimenticabile Crash Bandicoot che segnò inevitabilmente il destino della primissima console Sony, lasciando nel cuore dei videogiocatori l’amore per uno dei protagonisti più carismatici della storia dell’intrattenimento videoludico. Tra nuovi capitoli e “N’sane“ remastered, il famoso bandicoot fatica tutt’oggi a tramontare.

Artefice anche dell’instancabile duo Jack&Dexter, lo studio di Santa Monica dal 2007 inaugura una fase contraddistinta dall’animosa ricerca del dettaglio tecnico e grafico e dalla narrazione degli eventi, oserei dire, quasi cinematografica. Vedono, dunque, la luce nel 2007 Uncharted e nel 2013 The Last of Us, entrambi per Playstation 3.
La capacità di Naughty Dog di dar vita ad un mondo il più possibile vicino alla realtà è ormai conclamata; lo dimostra Uncharted 4, ultimo capitolo della saga, con il realismo delle sue animazioni, le concitate sequenze di combattimento, le spettacolari cutscenes e l'impressionante fotorealismo. Uscito nel 2016, ad oggi la sua cura per il dettaglio grafico resta inarrivata nell’ambito console.
Nathan Drake è in forma smagliante. Tre anni dopo le vicende del terzo capitolo della saga, il buon Nathan sveste i panni del ladro e mette la testa apposto, ben lontano ormai da un stile di vita sregolato. Ma a star fermo non ci pensa proprio. A tirarlo dentro questa volta è Samuel, il fratello creduto morto per anni, ansioso di prendersi una rivincita sulle disavventure che gli avevano divisi e su un tesoro pirata mai recuperato.
Il gameplay continua sulla scia dei capitoli precedenti con qualche miglioria.

I combattimenti sono dinamici ed incalzanti, alternando armoniosamente sequenze stealth a quelle face off con il nemico.

Il rampino, introdotto in questo capitolo, arricchisce le fasi di scontro rivelandosi essenziale durante il gioco per superare ostacoli e per interagire con l’ambiente.

Dalla Costiera Amalfitana al Madagascar, il titolo ci offre panoramiche su ambientazioni curate nei minimi dettagli. Le suggestive e misteriose rovine di antiche civiltà lasciano spazio a scorci di vita reale in villaggi vivi e pulsanti.

Di pregevole fattura, il comparto audio è ricco, dinamico e immersivo. Da una colonna sonora che calza perfettamente con gli avvenimenti su schermo, agli ironici scambi di battute tra i protagonisti durante le fasi esplorative, il lavoro dei californiani ci strappa continue emozioni, tenendoci incollati alle cuffie e rendendo gradevole anche quelle fasi del gioco meno movimentate; complice un doppiaggio italiano di qualità.

A far da contorno alla campagna principale è una componente multiplayer di tutto rispetto che fa leva sulla fluidità tipica del gameplay.

Dal gunplay al sistema di copertura, il tutto risulta tanto spettacolare quanto divertente.


VOTO: 9.6

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